Una volta si parlava di spezzatino, adesso potremmo chiamarlo gulash. Più sostanzioso, forse col rischio – non se ne risentano gli amanti della cucina ungherese – di risultare pesante. La metafora culinaria applicata al calcio non è certo nuova, da quando i calendari sportivi devono necessariamente fare i conti con le esigenze televisive. Ma adesso ci sono numeri che fanno impressione: è stato calcolato che da sabato 10 ottobre (ore 15, Genoa-Fiorentina), all’8 di novembre (ore 20.45, Fiorentina-Juventus), l’agenda del pallone consta di ben 81 partite tra serie A e coppe europee. Proprio così, 81 partite spalmate (come... crema di lardo sul pane non integrale, per restare nel campo delle abbuffate ipercaloriche) in 29 giorni. Solo due date sono libere, quelle di lunedì 26 e venerdì 30 ottobre.
La scorpacciata
Di fatto è conseguenza della cosiddetta maxi pausa del calendario internazionale, voluta per ricavare uno spazio di 16 giorni nei quali le Nazionali potessero disputare quattro partite. Così è stato anche per l’Italia, impegnata nella fase a gironi della Nations League, torneo targato Uefa che si prenderà ancora due date nella successiva finestra internazionale, prevista tra il 9 ed il 17 novembre (per gli azzurri il 12 a San Siro contro la Francia ed il 15 in Belgio).
Certo i ritmi del campionato ne risultano alterati rispetto alle consuetudini. Ma si sapeva da tempo e quindi in qualche modo i club hanno potuto calibrare la preparazione dei calciatori (molti dei quali la pausa non la fanno, visto che sono impegnati con la Nazionale). Meno pronti sono probabilmente gli appassionati, per i quali questa fruizione bulimica potrebbe alla lunga avere un effetto contrario: digiuno o dieta drastica dopo aver mangiato troppo. Forse chi organizza il menù dovrebbe cominciare a rifletterci. A stomaco pieno, prima che arrivino tempi di magra.




